
Vicolo e bouganville
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Gorée
di Ualani Dogon
Non ricordi lo stridore del ferro, l'odioso tintinnio delle
catene
il rumore frenetico delle stive caricate in fretta di non
più uomini
delle onde sollevate dalle navi che attraccavano nel porto
ll mare che ti circonda ingoiava i corpi macilenti dei prigionieri
morti
Non ricordi più l'odore del sangue, del sudore,
del vomito convulso alla paura
Non ricordi più la porta spalancata
su un'aurora d'ingiustizie secolari
Mentre ti parlo elemosino una risposta.
Ne ho bisogno! Il mio sguardo cade inconsciamente sull'atelier
all'aperto, all'ombra di un cannone abbandonato
dove l'abile "peintre" ha appoggiato tutte le sue opere
composte dalle cose gettate
Il cielo è una gemma turchese
i ragazzi sul muretto cantano accompagnandosi con i loro
djembé
le bambine mi circondano: vogliono vendermi collane di conchiglie.
Ogni viuzza offre uno scorcio di esuberanti bouganville
L'isola è intessuta dei colori del batik
Gli schiamazzi dei ragazzini echeggiano mentre fanno il
bagno
File di vivaci parei riposano stesi ad asciugare
mentre le capre spadroneggiano scorrazzando
tra i vecchi vicoli variopinti all'ombra dei flamboyan
Grazie per avermi risposto.
Bellissimi fantasmi di Gorée,
Voi sì conoscete le evoluzioni bizzarre della storia!
Grazie e ancora grazie
per avermi insegnato la totale inutilità del male.
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